Auguri difficili.

 

Il freddo vento mi sferza, mi taglia a fette la gola, continua ritmo incalzante su pelle triturata da fumo e nostalgia e sopravvalutazione. Il calcio in sottofondo e lo sguardo altrove, sempre altrove. Dove sogno e non sono. Dove sarei ottimamente, dove ci sarei. Dove anche il mondo ci sarebbe, e questo velo del quotidiano si spezzerebbe. E il tutto diventerebbe l’immenso. Ma ho il calcio nelle orecchie. La Juve ha vinto, forse non in maniera convincente, ma ha vinto. Il Natale è alle porte. Un portone. Un ingresso barocco. È in un ingresso vuoto per me. Buio. Non è il mio numero civico. Nemmeno la strada, forse la città. E mi sento freddo. Il freddo mi sferza ancora. E quel freddo entra come la voce di una donna, una donna che canta raffinata e forte, e tendente al dolore. Una donna che sa l’essenza. Che capisce la sofferenza della produzione.

Dell’amore.

Dell’amore.

Il femminino sacro, è per me, quella voce. “L’amore non cantarlo, che si canta da sé, più lo si invoca, meno ce n’è”. Sento un brivido caldo, una distrazione muscolare, e il freddo ancora. Il mio profilo si staglia su vecchi palazzi, su cieli scuri, e anelerebbe a prati verdi e nevosi, a spazio per muoversi, a spazio per mentire, a spazio per ridere. Tutto è immobile dentro. Sono radicato a terra come un palo della luce. M’illumino denso. Denso della vita che vedo davanti a me, di ciò che posso e di ciò che potrò, mi sento pieno, fertile, mi sento vivo della volontà di costruire, di dare, di insegnare. È un freddo che mi entra nelle ossa e che mi piace perché lo combatto col calore del mio fervore. Sento il mio sguardo pieno di speranza, pieno di convinzioni, pieno di conquiste. Conosco persone, so chi il mio animo vuole vicino per potersi alimentare e crescere ancora e migliorarsi, e sa chi lascerà al suo Destino e a chi non darà niente di suo. “Il successo non è niente”. E allora festeggio la vita per quello che è: una gran rottura di scatole, che ti soddisfa solo al meglio, solo al massimo, che non ti lascia respiro, e chi crede al contrario è un illuso, uno stupido. E vive meglio. Ma ignaro di ciò che gli spetta. E allora vi auguro di sentirvi pieni, a Natale, pieni della vita che fate e che abbiate ancora qualcosa da fare, e vi auguro di non smettere di cercare. Di – venire.

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